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10 agosto 2007

MEMORIA E RADICI

......

Vanda Santogrossi in Casilio

serata per Vanda

l'omaggio alla poetessa Vanda Santogrossi Casilio è stato voluto dalla popolazione. Con lei Tussio ha voluto omaggiare il Prof. Giovanni Leonardis che ha scritto il libro dei suoi ricordi d'infanzia e Lino Giorgi, neo-poeta giovane e bravo.

Le poesie che Vanda ha dedicato a Tussio le potrete leggere nel paragrafo "Filastrocche e poesie".

I brani del Prof. Leonardis sono tratti dal libro "La Bella Addormentata" che non è in vendita.

Le poesie di Lino tratte da "Paesaggi dell'anima" sono riportate di seguito.

Scaletta

della serata con le presentazioni dei protagonisti

Carlo Manzi, attore: lla candina

lle conche

l'attore Carlo Manzi, Maria Elvira Giordani e Sergio Colangeli

Maria Elvira Giordani: Amici tussiani Vi ringraziamo per essere intervenuti a questa serata dedicata alla "Memoria e alle Radici" nell'ambito delle "Notti della Repubblica".
E' il terzo appuntamento per ricordare e far conoscere i vari volti della nostra cultura locale.
Durante questo anno tre nostri compaesani hanno contribuito a diffondere maggiormente questo nostro patrimonio con i loro scritti.
Vanda Santogrossi Casilio con i suoi flash in vernacolo su personaggi della sua infanzia.
Giovanni Leonardis nel libro pubblicato ha ripercorso la vita del suo tempo.
Lino Giorgi con le sue poesie ci testimonia i sentimenti e le problematiche dei giovani di oggi.
Nel corso della serata verranno letti stralci delle loro opere.
Al termine il pubblico potrà intervenire con domende e cosiderazioni.

Regina della serata è: Vanda Santogrossi Casilio.

Sergio Colangeli: (presentazione di Vanda scritta da Toni Santogrossi).
Da anni, ormai, insieme con altri amici tussiani, in particolare Vincenzo e Mimino Cicerone, mi riprometto di raccogliere i racconti di avvenimenti e di situazioni del passato.
Vorrei raccoglierli dalla viva voce delle persone più anziane e trascriverli per mantenerli nel tempo: personaggi caratteristici, fatti esilaranti, luoghi e tradizioni perduti: insomma, uno spaccato di vita contadina che non c'è più.
La memoria e le radici. Nulla di più.
Ma non è poco. La memoria e le radici sono le condizioni che ci fanno ritrovare qui, questa sera. L'attaccamento alla propria terra è il fondamento della sopravvivenza, e del buon vivere, soprattutto in comunità piccole come la nostra. Se non avessimo l'amore per il Paese, per le sue mura, le sue strade e la sua gente, saremmo sicuramente ancora meno numerosi ad abitare il borgo.
In questi ultimi anni qualcosa si è fatto, per es la catalogazione dei “soprannomi”, lavoro lungo e certosino che ha coinvolto tutta la popolazione; sono arrivati suggerimenti persino dai paesani residenti all'estero.
Altre curiosità sono raccolte e si possono leggere sul sito www.tussio.it
Vincenzo Cicerone sta portando avanti un'opera colossale di ricostruzione degli alberi genealogici di tutte le famiglie di Tussio. Ad ogni membro delle famiglie collega anche il relativo soprannome. Il lavoro è improbo, speriamo che Vincenzo abbia la pazienza di portarlo a termine.
Le due edizioni de “ La notte della repubblica” hanno sviscerato argomenti vasti e sentiti, nella prima edizione del 1994 “Dalla stalla al fidanzamento al matrimonio”, e “Credenze popolari oppure streghe e stregonerie”; nella seconda del 1999 “La religiosità: la congrega e la chiesa” e “L'emigrazione”. La documentazione delle cose dette, è scritta, dovrò riordinarla e metterla a disposizione di tutti.
Ma qualcosa mancava. Mancava la raccolta della memoria dei piccoli accadimenti che da sempre si raccontano, degli aneddoti, delle situazioni a volte tragiche o incresciose che, perché vissute da persone, allo stesso tempo protagonisti e macchiette, perciò personaggi, si trasformano in situazioni paradossali.
Altre volte si trasformano, alla luce dell' ”alta morale” che ci contraddistingue, in fatti, per modo di dire, normali se non, addirittura, banali. (Per es anni fa si decise di non celebrare la festa di Santa Anatolia, forse perché non era arrivata la banda in paese. Il comitato dei festeggiamenti incaricò “Arculino Zecone” di “mandare” il bando per informare la popolazione. Arculino, girando per le strade, quasi in rima, gridava: “chi ha cucinato che scucinesse perché la festa s'è rammessa”).

Circa due anni fa, pubblicate su Città Magazine, un mensile gratuito dell'Aquila, per caso, ho letto delle poesie di Vanda Santogrossi. Poesie dialettali, sempre gradevoli, spesso ironiche, che coglievano, con felice intuito, l'aspetto caratterizzante delle persone in esse descritte.
Ne ho letta una; il mese successivo un'altra, ancora un'altra, tutte mi davano una sensazione di vissuto, di noto, di familiare. Infine, ne ho letta una che aveva come titolo il soprannome di una persona di Tussio.
Evviva! Vanda, inconsapevolmente, stava facendo il lavoro che da sempre mi ripromettevo di fare. E lo stava facendo in poesia, con la maestria e la vena di poetessa dialettale.
Ho seguito, a distanza e in silenzio, il lavoro di Vanda: volevo vedere fin dove sarebbe arrivata e perché. Finchè, il giorno in cui Le ho parlato, mi ha rivelato che stava dedicando le sue poesie alle persone di Tussio che la memoria della sua infanzia le suggeriva (ricordiamo che Vanda è nata e vissuta a Tussio fino all'età di 15 anni). Lo faceva per il forte senso delle radici riposto nel cuore, che gli ha permesso di non dimenticare e di non offuscare il ricordo del ” bello”di questo nostro paese d'origine.
L'opera di Vanda è in vernacolo aquilano. Le parole del nostro dialetto non terminano con le vocali per cui, se in qualche modo è possibile scriverle, sicuramente, è difficile leggerle. E poi, l'aquilano è il nostro dialetto di riferimento: quando vogliamo parlare “pulito” usiamo “ la lingua” di città.
Vanda ha scritto una “Spoon River” tussiana. L'Antologia di Edgard Lee Masters è una raccolta di poesie in cui l'autore immagina che gli abitanti del villaggio, ormai defunti, ricordino e raccontino, sotto forma di epitaffio, la loro vita da un punto di vista personale.
Vanda non ha fatto questo. Lei ha descritto i personaggi dal suo punto di vista, mediando con sensibilità i fatti raccontati.
E' indubbio che dalle sue poesie, dal fascino sottile, scaturisca un filo della memoria che ci unisce ancora di più a queste persone che, molte volte, non sono riuscite a farsi “capire” o che, altre volte, non “avevano capito”.
Non faccio critica letteraria: non è il luogo e “non me lo posso permettere” ma il riconoscimento e il ringraziamento a Vanda che ci ha avvicinato al nostro passato con riferimenti e testimonianza concreta sulla realtà quotidiana del nostro Paese, è sentito, è forte e, sicuramente, durerà nel tempo.

Attore: ju tisoru

Riju

Menecuccia…" la Pellazza "

Zecone e Tarallu

Cend'anni de Pietta

Sergio Colangeli: (termina la presentazione di Vanda)

L'arte di Vanda non è legata solo alle poesie citate. La sua opera spazia oltre il dialetto e la realtà circostante. Ma proviamo a tracciare una breve biografia non esaustiva ma indicativa dei suoi molteplici interessi e dei vari aspetti della sua poetica.
Vanda Santogrossi in Casilio è nata a Tussio e risiede all'Aquila.
Ha insegnato nella scuola elementare con dedizione e passione.
Ha conseguito, fra i tanti diplomi, anche quello per gli “Insegnamenti artistici”.
Ha contribuito a rivalutare gli ambienti rurali descrivendo arnesi e attrezzi usati in passato, e le sue composizioni, scritte in vernacolo, si trovano in (pubblicazioni) raccolte quali “Momenti d'infanzia”, “Il focolare”, “La casa”, “La cantina”, “La rimessa”.
Allo scopo di non perderne la memoria, ha riunito e trascritto, in dialetto, poi tradotti in lingua, “Proverbi paesani”.
Ha pubblicato “I colori del tempo”, “L'incanto del creato”, “Sinfonia dell'anima”, “Il sapore dei ricordi”, “In un cielo lontano”, (tutte) raccolte di sue poesie.
E' presente in molte antologie e della sua attività si interessano critici e studiosi Ha partecipato a rassegne di poesia dialettale e a concorsi letterari conseguendo lusinghieri successi di pubblico e di critica, oltre ad ambiti riconoscimenti. Fra gli altri, a cura dell'associazione “Amici dell'Umbria” di Terni, Le sono stati conferiti i premi “Umbria d'oro” nel 1998, e “Autore dell'anno” nel 2001. Ha vinto il “San Valentino d'Oro“ nell'ambito della manifestazione, a livello internazionale, “Un messaggio d'amore”, nel 2001, a Terni. È accademica de “Gli Etruschi”, de “ La Città di Roma”, del “Neapolis”, de “ La Valentiniana ” di Terni. E' stata designata Gran Dama dell'Arte dell'Accademia Gentilizia “Il Marzocco” e, infine, Senatrice dell'Accademia de “I Micenei”.

Attore: Settefonti

Le lavandaie

Pane giallo

Ma tu…papà

Maria Elvira Giordani: Diamo la parola a Wanda per un breve intervento

da destra: Ennio Casilio, Vincenzo Cicerone. Toni Santogrossi, Francesco Di Marco.

Maria Elvira Giordani: In prosa, invece, ci ha raccontato tanti episodi, persone e personaggi il prof. Giovanni Leonardis.
Medico e professore universitario prestato alla letteratura.

Il sindaco Francesco Di Marco, Vanda, prof. Leonardis

SergioColangeli: (presentazione - scritta da Toni Santogrossi)

Prof. Giovanni Leonardis
Il tema è il medesimo: la memoria e le radici
Come lui stesso dice: ”Dopo tanti anni di lontananza dal Paese, ad un certo punto, ho sentito il bisogno del ritorno”.
Le radici hanno indotto il prof. Giovanni Leonardis a ricomprare, ad “aggiustare” e a rivivere la casa dov'è nato e vissuto da bambino.
La memoria, invece, lo ha spinto a raccontarsi e a raccontare gli episodi, le persone, le situazioni che sono rimaste impresse nella sua mente durante l'infanzia.
Infatti, il professore, in prosa, ha continuato l'opera che Vanda Santogrossi ha iniziato con la poesia, cioè, narrare la “storia” di Tussio e dei suoi personaggi. Ne è risultato un libro bello, scritto con la schiettezza e la modestia che Giovanni Leonardis, in questi anni, ha dimostrato di avere.
Lui che, provenendo da una famiglia contadina dignitosa e dimessa, come lo erano gran parte delle famiglie dell'epoca, ha raggiunto livelli professionali e sociali di tutto riguardo, è rimasto semplice, sincero e alla mano. E' proprio il contrasto fra l'idea che abbiamo del medico nel suo ruolo professionale e la persona vera che incontriamo in piazza, che ci fa apprezzare ancora di più la sua umiltà. Questo traspare dal libro “La bella Addormentata” scritto con chiarezza e con parole semplici perché il dono della chiarezza e della semplicità appartengono alle persone colte.
Ciò che colpisce, inizialmente, leggendo il libro, è il pudore dei sentimenti, nulla è mostrato, soprattutto il dolore vero, tutto è appena accennato: lo sconcerto dopo la morte della giovane e bella mamma, le difficoltà economiche della famiglia, i successi professionali conseguiti. Il Professore si lascia andare solo quando parla delle figure femminili della sua vita: la nonna Gioconda, la Moglie , la Nonna materna, donne forti e determinate ma dolcissime, che gli hanno insegnato, che gli hanno dato esempi di comportamento, che lo hanno sempre sostenuto nelle decisioni importanti della vita.
Gli episodi che il professor Leonardis ha narrato sono realmente accaduti. Molti di essi sono crudi, brutali e ci mostrano una realtà non artefatta da immagini idilliache e ridanciane: la vita quotidiana dell'epoca narrata dal Dottor Leonardis, era improntata all'insegna della fatica e della sofferenza. I rapporti fra le persone non sempre erano sinceri e schietti; il pregiudizio, allora come oggi, condizionava le relazioni sociali. La lettura di questi episodi lascia l'amaro in bocca.
Altri racconti, invece, ci presentano uno spaccato di vita più allegra, spensierata, un po' incosciente. Proprio questi episodi sono quelli che la popolazione ricorda volentieri e racconta più di frequente e sono gli stessi che trasformano le persone in personaggi.

attore: ru Fossoleen

La spaccozza

Maria ElviraGiordani: Prof. Leonardis: ci racconti ancora qualcosa dei suoi ricordi.

da sinistra: Lino Giorgi, prof.sa Paolini, prof. Leonardis, dott. Giampaolo De Rubeis

Maria Elvira: È stata una piacevole sorpresa per tutti. Soprattutto per noi giovani scoprire il talento e la passione per l'arte e in particolare per la poesia del nostro amico: Lino Giorgi.

SergioColangeli: (presentazione - scritta da Toni Santogrossi)

Lino Giorgi.
Cosa dire del neonato poeta Lino?
La sorpresa, almeno per chi non conosceva la sua passione di scrivere poesie, è stata grande. Soprattutto per il risultato, davvero notevole, che verifichiamo dalla sua raccolta “Paesaggi dell'anima”.
Dopo aver letto l'introduzione al libro scritta da Franco Conti e da Mario Narducci, due esponenti di spicco della cultura aquilana, non possiamo permetterci di esprimere giudizi sulla poesia di Lino. Possiamo solo dire che ci è piaciuta perché genuina, fresca, vera, spontanea. E non solo. Il tema ricorrente di questa serata “ La memoria e le radici” è dentro di essa, in ognuna di esse.
Ma di Lino Giorgi, giovanottone di Tussio, educato, generoso ed altruista, possiamo dire qualcosa, e solo cose buone: legatissimo al suo Paese e alla sua gente, d'accordo con la famiglia, da sempre, ha scelto di vivere a Tussio, -con i disagi che questo comporta, soprattutto per un giovane-.
E' promotore di molte iniziative legate alle tradizioni popolari. e sempre presente e pronto a portarle a compimento.
Ci auguriamo che sempre più spesso si faccia portavoce e rappresentante delle esigenze della nostra piccola comunità, a tutti i livelli.
Il nostro Paese ha bisogno di persone giovani, in gamba e disinteressate per la sua conservazione e per il suo sviluppo. Abbiamo scelto di vivere in questo borgo e abbiamo il diritto/dovere di farlo al meglio.
Crediamo che Lino davvero possa essere un punto di riferimento per tutti.

Carlo Manzi, attore:

La torre e il pozzo
Alta, fiera, maestosa,
quasi a volere toccare il cielo,
il sole ogni giorno le dona la sua luce,
sì da lontano è possibile mirarla.
Profondo, buio, freddo,
lontano dagli uomini,
il suo cielo è solo un piccolo cerchio azzurro
che libera la fantasia, i sogni.
La notte scende, d'incanto
e lei sparisce, si confonde,
perde la sua forza che era il sole.
Più in basso dove non v'è mai la luce
il piccolo cerchio azzurro
per magia ora è d'argento,
due amanti lontani,
testimoni immobili di sentimenti importanti.
La vanità e la superbia del giorno
non possono nulla ora che l'amica d'argento
fa brillare il cuore dell'uomo,
pieno delle lacrime del mondo
e dei frammenti della sua arroganza.
Un giorno la torre
sarà erosa e con i suoi pezzi,
il pozzo risalirà a vedere il sole,
dando al mondo e agli uomini
tutto il suo carico d'amore.
Un giorno forse.

Contadini

Occhi color della terra,
della mia terra,
mani dure,
segnate da dure radici,
entrambe aggrappate
a quell'unica fonte di vita;
polvere, giù,
fino in fondo ai polmoni
portata da uno sterile vento,
sassi grigi,
tenuti insieme
da una sapiente precisione
a segnare il confine di una speranza:
un caldo pezzo di pane…
…odore di tufo….
…sapore di Dio.

Il campanile

Quanti anni,
sorrisi, lacrime, paura
son passati dalla sua voce,
dalla splendente mattina d'estate,
al grigio cielo di un freddo
pomeriggio di Novembre.
Quanti rintocchi, ora a festa,
ora a raccolta, ora a triste avvertimento
hanno riempito il cielo e
correndo lungo strade di erba e sassi,
raggiungevano animi sereni
dalle schiene di fatica piegate.
In cima da quel piccolo monte
Vegliava il lento scorrere del tempo,
sempre lì, immobile e prima sentinella
del giorno dopo.

Il temporale

Acre odore di terra ed erba,
portata da un vento freddo.
Dentro c'è il sapore della natura,
la sensazione di vero.
D'improvviso una, due
grandi gocce colorano di nero la strada grigia.
Eccolo, un lampo di luce bianca
annuncia il suo arrivo
poi la sua voce dà il senso
della sua potenza.
Rompe gli indugi,
insieme mille e mille
perle di vita riempiono
lo spazio, il tempo.
Poi spumeggiando
tra ripide strade
di vecchio cemento e ciuffi d'erba,
corre lontano, qua e là
gonfiato da gronde troppo piccole.
Uno sprazzo d'azzurro segna la fine,
una rondine torna a volare,
la strada ancora calda già si asciuga.
Lentamente torna l'estate.

Scorre via

Scorre via,
tra due lastre di pietra grigia,
una goccia di pioggia
in una notte tempestosa.
Passa davanti occhi distratti
Da mille luci, mille rumori.
Un diamante tra cocci
di vetro colorati.
Tardi,
una stella brilla sul suo viso,
è tardi, è scorsa via,
via tra la pioggia.

Domani

Una goccia di speranza,
chiusa nel cuore di un uomo,
riflette un raggio di sole
dal profondo degli occhi
innamorati della vita.


Maria Elvira:

Lino, se vuoi puoi aggiungere qualcosa.
Chiediamo il vostro contributo con domande e se volete con brevi interventi.

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Dorando (Domenico Cicerone) ........... e......Giulia Cicerone

 

questi sono i titoli che abbiamo riportato sul filmato della serata

racconti di vita vissuta

 

“Memoria e Radici”

 

serata per Vanda

 

storie e poesie

 

Tussio

10 agosto 2007

 

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poeti e scrittori

Vanda Santogrossi

Giovanni Leonardis

Lino Giorgi

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presentano

Sergio Colangeli

Maria Elvira Giordani

attore recitante

Carlo Manzi 

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ideata, organizzata e curata da

Toni Santogrossi

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testi di presentazione di

Toni Santogrossi

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collaborazione attiva

comitato feste 2007

e tanti tussiani 

…………..

organizzazione tecnica

Domenico Cicerone

…………………

un grazie particolare a

Giulia Cicerone

Chiara Lazzerini

………………….

si ringraziano tutti coloro che sono orgogliosi di essere compaesani dei poeti festeggiati

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a cura di Toni Santogrossi

grafica e supporto tecnico: Giulia Cicerone