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I GIOCHI DI UNA VOLTA

Toni Santogrossi

A metà degli anni ’90, contestualmente alla ricerca fatta sui soprannomi, ho raccolto dalle voci degli uomini e donne della mia generazione e da quelli più vecchi di me, i giochi che si facevano una volta.
A guardare il risultato mi vengono da fare alcune considerazioni:
- innanzitutto viene fuori un elenco nutrito di giochi che neppure immaginavo;
- i giochi si svolgevano con strumenti e arnesi che i ragazzi avrebbero potuto reperire in natura o costruire da sé, sfruttando l’ingegnosità giovanile;
- mancano i giochi prettamente femminili (salvo qualche eccezione);
- quasi tutti i giochi si dovevano svolgere all’aperto.

La descrizione in italiano è stata fatta da Claudia e Vincenzo Cicerone.

 

  NOME
   DESCRIZIONE
 OCCORRENTE

A cerchio

Il gioco consisteva nel far correre un cerchio spinto con un bastone o un'asticella il più lontano possibile senza farlo cadere.



Un cerchio,  un'asticella o  bastone.

A corda

Impugnando una cordicella per le estremità la si faceva ruotare intorno al corpo effettuando saltelli.

Una cordicella

Alla doga

Si poggiava la doga con la concavità rivolta verso l'alto,  si poneva un grosso sasso su una delle estremità e dando un violento colpo con un bastone all'altra la pietra veniva lanciata in aria. Vinceva chi raggiungeva la maggior altezza.



Doga, sasso di una certa dimensione, bastone per colpire.

Alzare

I giocatori, almeno due, puntavano ognuno almeno una monetina, poi si faceva il conto ed il primo uscito chiamava  la giocata (testa, croce o una combinazione     di queste), si lanciavano in aria le monetine e raccoglieva la vincita; le rimanenti monetine venivano rilanciate in aria e chiamava la giocata il giocatore successivo.


Almeno una   monetina per   ciascun giocatore.

Avvicinamuro

Si doveva cercare di avvicinarsi il più possibile ad un muro lanciando una monetina da un certa distanza delimitata dalla segna. Il vincitore raccoglieva tutte le monetine.


Un muro, la   monetina per   ciascun giocatore

Ballareglio

Si doveva far ruotare il più a lungo possibile ru ballaregl'(ie).

Ru ballaregl'(ie).

Barattolo

Boca

Gioco delle bocce praticato con pezzi di mattone o di tegole.



Le pingu'(e)l'(e) e ru pingu'(e)litt'(o).

Bruscio

Si disegnava una campana,   i giocatori facevano il conto per individuare chi iniziasse   il gioco. Consisteva nel lanciare na' pingu'(e)letta nella prima casa della campana, nel percorrere saltellando su di un piede le restanti case, ripetere il percorso all'inverso e raccogliere la pingu'(e)letta senza poggiare l'altro piede e senza toccare le linee di delimitazione delle case. Si ripeteva l'operazione cambiando ogni volta la casa in cui lanciare la pingu'(e)letta. Raggiunte tutte le case il giocatore si poneva di schiena alla campana e lanciava la pingu'(e)letta, se questa cadeva all'interno di una casa libera (cioè che non era stata in precedenza occupata da altro giocatore) ne diventava proprietario e poteva vietare ai rimanti giocatori di passarvi durante la fase di gioco.



Una campana, na pingu'(e)letta.

Carrarmato

Si prendeva un rocchetto vuoto, si intagliavano le estremità a forma di ingranaggio, si faceva passare un elastico attraverso il foro e lo si fissava su di un lato; l'altra estremità veniva ancorata ad una rondella di legno o di sapone che serviva sia per caricare l'elastico attraverso la sua torsione, sia per imprimere il movimento al rocchetto quando veniva rilasciato.



Rocchetto, elastico, una rondella di legno o di sapone (lo faceva camminare meglio).

Carrozzelle

Venivano costruite delle rudimentali carrozzelle utilizzando qualche pezzo di legno, dei cavicchi o dei chiodi (raramente perché non facilmente disponibili) con un asse fisso ed uno mobile che serviva per la guida, le ruote erano di legno, quelle più pregiate avevano dei cuscinetti a sfere.

La carrozzella.

Carte Si giocava, ovviamente, anche a carte. In casa, nei periodi natalizi, si giocava con le carte napoletane a: mazzetto, rubamazzo, sette e mezzo, bestia. In cantina sempre con le carte napoletane si giocava a: tresette, briscola, stop, bestia, scopa e scopone; con le carte da poker, in tempi più recenti (fine anni sessanta ) a: poker, ramino, scala quaranta.  

Castegl'(io)

Due squadre si fronteggiavano su una linea che delimitava il loro territori. Ad una uguale distanza da questa linea veniva piantato per ciascun campo un bastone o bandiera. I giocatori di una squadra dovevano cercare di conquiste la bandiera degli avversari senza farsi catturare (toccare) da questi. Chi veniva toccato era fatto prigioniero e collocato vicino alla bandiera fino a quando un suo compagno non venisse a toccarlo per liberarlo.

Due bandiere

Cuzzetta

Si scavava una traccia sinuosa sul terreno che terminava in una piccola buca (cuzzetta). Ciascun giocatore munito di una coccapalla doveva percorrere il tracciato spingendo la coccapalla con delle schicchere (colpi inferti unendo il medio al pollice come se fosse una molla) fino alla cuzzetta.



Percorso terminante in una cuzzetta, coccapalle

Elicottero

Simile al carro armato con la differenza che il dischetto veniva lanciato dalla carica della molla e si sollevava in volo.

Fionda

Si costruiva una fionda utilizzando dello spago o della canapa e si organizzavano gare di lancio sia in distanza che in precisione.

Spago o canapa.

Frezza

Si prendeva la biforcazione   di un ramoscello abbastanza robusto lo si tagliava a circa 10 centimetri da questa, si applicava a ciascun braccio della biforcazione un pezzo di elastico ed alle loro estremità si legava strettamente un pezzetto di cuoio o di panno resistente. Impugnando il ramoscello preparato nel modo descritto si poneva un piccolo sasso nella piccola sacca formata dal pezzo di cuoio o di tela, si tendevano gli elastici e mirando al bersaglio si lasciava partire il colpo.



Ramoscello robusto biforcuto, elastici, pezzo di cuoio o di tela, proiettile.

Il razzo

Si scavava una piccola    buca, si versava dell'acqua   in modo che la terra rimanesse ben umida e si formasse al fondo della   buca un piccolo ristagno; si poneva un barattolo completamente aperto su un lato e con un piccolo foro su quello opposto rovesciato sulla medesima, lo si rivestiva lungo la base di appoggio con terra umida, si lasciava cadere dal foro praticato sulla sommità un pezzettino di carburo che a contatto con l'acqua generava l'acetilene che con l'aria contenuta nel barattolo formava una miscela esplosiva; con un foglio di carta acceso ed avvicinata al foro del barattolo si incendiava la suddetta miscela che esplodendo lanciava in alto il barattolo come se fosse un razzo.



Barattolo aperto su un lato e con un piccolo foro sull'altro, buca scavata nella terra, acqua, carburo, carta e fiammiferi.

Mazzafrusta

Due bastoni di circa 50- 60 centimetri di lunghezza uniti per una estremità con una cordicella che li rendesse snodati. Venivano utilizzati in particolare per battere il grano per separarlo dalla pula o altri leguminose per separale dai baccelli .

Bastoni e corda

Morra

Antico gioco di taverne e bettole, si giocava tra due o più giocatori che aprendo contemporaneamente le dita di una mano (da una a cinque) chiamavano un numero tra due e dieci (morra). Vince il punto chi indovina la somma delle dita aperte dai due giocatori. La posta del gioco era rappresentata da bevande alcoliche (vino, birra, liquori) ed i giocatori, spesso alticci, finivano per scatenare tremende risse. Il gioco. pertanto, fu proibito per motivi di pubblica sicurezza.

Mosca cieca C'(e)landrone

I giocatori si ponevano in circolo e tiravano il conto. Colui a cui usciva il conto veniva bendato mentre gli altri si disponevano intorno. Il giocatore bendato doveva prendere uno dei restanti ed individuarne le generalità, se indovinava questo veniva bendato al posto del precedente altrimenti il primo pagava pegno. Al termine venivano assegnate le penitenze necessarie per riscattare i vari pegni.

Benda

Nascondino  

Palla                   prigioniera

Due squadre si fronteggiavano lanciandosi una palla (spesso di pezza), se questa veniva presa prima che toccasse terra colui che l'aveva lancia era fatto prigioniero e passava nella squadra avversa e vi rimaneva sino a quando non riusciva a ricevere un lancio effettuato dalla propria squadra. Vinceva chi riusciva a far prigioniere tutti gli avversari.

Una palla

Passatella

Appendice del gioco della morra con la quale i giocatori si giocavano la disponibilità delle bevande poste in palio. Consisteva nello sfidare i restanti giocatori uno ad uno, vinceva chi eliminava tutti gli avversari. La passatella veniva giocata anche con il gioco del tressette e della briscola utilizzando le carte da gioco. Chi realizzava il punteggio più elevato (frusc'(io), primiera) era padrone della bevanda, altre autorità del gioco erano: * il sotto che aveva il potere di bere ciò che il padrone offriva agli altri giocatori; *il basta che aveva il potere di fermare la bevuta del sotto *altre autorità di volta in volta definite secondo le usanze locali.

Quarantotto

Si disegnava un   cerchio di circa 60- 70 centimetri di diametro, sul diametro venivano collocate due bocce a pochi centimetri dalla circonferenza ed il pallino al centro. Si tracciava una linea a circa 10 centimetri fuori dal cerchio e perpendicolarmente al diametro su cui erano state collocate le bocce ed il pallino, si misurava da questa una distanza di almeno nove passi e si tracciava la segna. I giocatori si disponevano in circolo e tiravano il conto, a colui che usciva toccava effettuare il primo lancio con la propria boca (boccia). Il giocatore doveva colpire i bersagli con un lancio che cadesse oltre la linea segnata prima del cerchio e cacciarli fuori. Il tiro che cacciava un boccia valeva 2 punti, il pallino valeva 12 punti, se la boca del tiratore restava all'interno del cerchio il punteggio veniva raddoppiato, se venivano espulsi sia le bocce che il pallino e la boca restava nel cerchio si faceva 48 con un solo colpo. Chi raggiungeva per primo 48 punti vinceva.

Due bocce, un pallino e la boca.

R'urz (orso)

Il gioco consisteva nell'erigere un pezzo   di mattone di forma allungata (urz') sul quale i giocatori ponevano ciascuno una monetina, poi, dopo aver fatto il conto per stabilire l'ordine secondo il quale dovevano effettuare il tiro, i giocatori muniti di una boca (pezzo di mattone o di tegola) cercavano di abbattere r'urz' in modo che la loro boca restasse il più vicino possibile alle monetine. Al termine dei lanci ogni giocatore raccoglieva le monetine che fossero più vicine alla sua boca rispetto alle altre.



Urz' (pezzo di mattone a forma allungata); boca.

Ruba                   bandiera

Due squadre dello stesso numero di giocatori si schieravano a destra ed a sinistra di un arbitro che, con il braccio teso, faceva pendolare un fazzoletto. A ciascun giocatore delle due squadre veniva attribuito un numero, l'arbitro chiamava un numero e i corrispondenti giocatori dovevano cercare di impadronirsi della bandiera senza invadere il campo degli avversari. Una volta presa la bandiera doveva correre verso la linea di fondo senza farsi prendere dall'avversario che in questa circostanza poteva oltrepassare la linea di confine.


un fazzoletto

Ruzz'(e)ca

Si formavano due squadre e si faceva al conto per stabilire chi iniziasse il lancio della ruzz'(e)ca (palla di ferro di una certa dimensione o di legno di forma ovoidale). Il gioco consisteva nel lancio della ruzz'(e)ca alternando il tiro tra le due squadre sino a colpire la cantina del primo giocatore. Vinceva la squadra che per primo colpiva la porta ed i suoi componenti avevano diritto a bere un bicchiere di vino a testa. Da questa porta si ripartiva per raggiungere la successiva fino a che tutte le cantine fossero state raggiunte. (Il gioco veniva praticato in particolare nel periodo di carnevale). Ogni squadra doveva effettuare il lancio dal punto in cui la ruzz'(e)ca si era fermata nel tiro precedente, a volte era consentito prendere cigl'(io), cioè spostarsi sulla strada in senso verticale ad essa.



La ruzz'(e)ca

Ruzz'(e)                chegl'(io)

Gioco praticato dai ragazzi arrotondando un pezzo di mattone dandogli la forma di una ruota. Consisteva nell'effettuare un lancio che la facesse rotolare il più lontano possibile. Al vincitore andava il premio posto in gioco (in genere una monetina).



Ruzz'(e)chegl'(io)

Ruzz(e)carella

Gioco del periodo    delle festività di Pasqua consisteva nel far rotolare su una pista scavata nella terra le uova sode e farle allontanare il più possibile. Il vincitore raccoglieva le uova degli altri giocatori.



Uova sode

Salta la mula

I giocatori formavano due squadre, si sorteggiava chi dovesse formare la mula ed i giocatori della squadra sorteggiata si disponevano appoggiati l'uno all'anca di chi lo precedeva tenendosi forte con le mani, I giocatori dell'altra squadra saltavano sulla mula avendo l'accortezza di far saltare per primo e per ultimo di componenti che avessero grande capacità di slancio. Se un partecipante non riusciva a saltare sulla mula o, scivolando, toccava con un piede per terra i ruoli venivano invertiti. Una volta posizionati sulla mula tutti i giocatori questi vi rimanevano fino a che la mula non si arrendesse o uno di loro scivolasse a terra. Quando la mula si arrendeva gridava "orz' ".

Santuccio

Ogni giocatore si munisce   di un sasso lungo e stretto, simile   a quello degli altri partecipanti, che funge  da birillo e di una boca (pezzo  di mattone o di tegola o pietra); si piazzano i  santucci (birilli) in fila   ad una distanza di circa 20- 30 cm uno dall'altro, poi fatta alla   conta si inizia a tirare da una distanza di circa 9 passi individuata da una linea (La segna). Il gioco consiste nell'abbattere con la propria boca i santucci degli avversari (un punto per ogni santuccio abbattuto), se si abbatte il proprio si è penalizzati. Vince chi raggiunge per primo il punteggio stabilito.

 

 


Santuccio: pietra o pezzo di mattone a forma di parallelepipedo;  Boca: pietra o pezzo di mattone o ditegola con la quale i giocatori cercavano di abbattere i santucci degli avversari evitando di abbattere il proprio.

Sbattimuro

I giocatori facevano battere una moneta contro una parte di muro cercando, al primo tiro, di allontanarla il più possibile, successivamente cercavano di farla cadere in prossimità di altre monete. Se la distanza tra le monete era inferiore ad un palmo della mano del giocatore questo aveva diritto a prendersi la moneta dell'avversario e ad effettuare un nuovo lancio. Il giocatore che aveva perso la moneta doveva tirarne fuori un'altra se voleva continuare.

Un muro, monete

Schiaffo del soldato

Si faceva il conto tra i partecipanti e colui al quale usciva doveva mettersi con un braccio sotto l'ascella opposta ed il palmo della mano rivolto verso l'esterno mentre con l'altro braccio tendeva il palmo aperto a coprire la visuale laterale. I giocatori colpivano con uno schiaffo il palmo della mano e questi doveva individuare l'autore, se indovinava si invertiva il ruolo, altrimenti il gioco continuava fino a quando non riusciva a individuare colui che aveva inferto lo schiaffo.

Sciuf'(e)larella (scivolarella)

Il gioco consisteva nello scivolare su muretti inclinati o pendii erbosi particolarmente ripidi. Era l'equivalente degli attuali scivoli.

Scoppitt'(o)

Il gioco consisteva nel lanciare palline di stoppa molto serrate sfruttando la compressione dell'aria ottenuta spingendo  una seconda pallina posta all'estremità opposta di un tubo.

 

 

 

 

 

 

 


Scoppitt'(o):attrezzo ottenuto svuotando un pezzo di sambuco  della sua anima. Il   foro allisciato per permettere lo scorrimento ai due proiettili posti alle estremità. Con un bastoncino che fungeva da pistone si esercitava una pressione sul secondo proiettile che espelleva il primo con uno scoppio

Soletta

Simile ad una slitta era fatta con una tavola leggermente concava o con un pezzo di lamiera, serviva per scivolare sul ghiaccio o su pendii erbosi.

Ticchete e            locca

Consisteva in tre tavolette legate per  una delle estremità che agitandole emettevano un suono simile ad una rudimentale campana.

Tre Tavolette

Tromboni e fischietti

I tromboni si facevano con lo stelo di una foglia di zucca che veniva privata della parte superiore lasciando integro l'attacco delle venature allo stelo stesso. Si praticava una incisione verticale al centro di questo lunga circa 2- 3 cm., si ripuliva della parte spinosa e soffiando con la bocca si otteneva un suono molto basso che poteva essere modulato variando la lunghezza dello stelo. I fischietti si costruivano a primavera sfruttando ramoscelli di acero, di noce, di salice o di ornello.Il ramoscello veniva reciso in prossimità dell'occhio superiore ed incisa la corteccia orizzontalmente a circa un centimetro dall'occhio inferiore; battendo delicatamente con il manico del coltello sulla corteccia se ne otteneva il distacco dalla parte legnosa, esercitando una leggera torsione si faceva scorrere su e giù come se fosse uno stantuffo. Soffiando sull'estremità recisa dopo aver fatto scorrere lo stantuffo si otteneva un fischio modulabile variando la posizione dello stantuffo.

V'(e)ricca              (bricca)

Ogni giocatore era fornito di 5 sassolini (v'(e)ricch'(e)) che lanciava per terra cercando di non farle disperdere eccessivamente, ma neanche troppo vicine tra loro, poi raccoglieva un sassolino e lanciandolo per aria doveva raccogliere uno per volta tutti gli altri senza farne ricadere nessuno. Terminata questa prima fase si rilanciavano le v'(e)ricch'(e) e presane una la si lanciava in aria per raccogliere le rimanenti due a due. Il gioco proseguiva fino alla raccolta in un solo colpo di 4 v'(e)ricch'(e). Successivamente si componevano le 5 v'(e)ricch'(e) sul rovescio del palmo della mano, si lanciavano per aria e si cercava di raccoglierne al volo il più possibile. Il numero raccolto rappresentava il punteggio, vinceva chi per primo raggiungeva la quota stabilita. Si poteva giocare tanto da soli come con più avversari.

5 v'(e)ricch'(e) per ciascun giocatore.

V'(o)taregli(e)

Ingranaggio di legno montato su un asse sul quale era imperniata una tavoletta che, girando per effetto di un movimento rotatorio impresso impugnando l'asse, emetteva un crepitio di suoni.

V'(o)taregli(e)

Zizzitt'(o) o           (zizì)

Si usavano due bastoncini,  il primo più corto ed appuntito   sulle estremità, il secondo più lungo. Il gioco consisteva nel colpire con il bastoncino più lungo una estremità dell'altro in modo che si sollevasse da terra, poi si cercava di colpirlo al volo per lanciarlo il più lontano possibile.


Bastone piccolo e appuntito Mazza di legno

Zucutuzzù

Infilando in pezzo di spaghetta o di filo resistente, meglio se lana, ai buchi di  un bottone si imprimeva a questi un movimento rotatorio che lo faceva scorrere lungo il filo stesso.


Filo Bottoni o fondo di piatto

Zumbitt'(o)

I giocatori si disponevano in fila o in semicerchio, in posizione piegata con le mani appoggiate alle ginocchia, l'ultimo della fila iniziava a scavalcare che li precedeva ed al termine riassumeva la posizione chinata per consentire al giocatore successivo di effettuare il suo giro.

Carnevale "morto"

Ai giochi di una volta si può aggiungere il rito di festeggiamento del carnevale “morto”.
La sfilata caciarona che si faceva per il paese, era sviluppata attorno alla figura simbolica del corpo esanime di carnevale, portato in processione dai figurante su una barella che, per l'occasione, era la “ciuera” o il “baiardo”. Le tappe erano le case e le cantine di tutti i paesani. Tutti bevevano obbligatoriamente, compreso il “morto”, al quale veniva dato il vino con l'imbuto.

foto del 1979/80

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a cura di Toni Santogrossi

grafica e supporto tecnico: Giulia Cicerone