<% id_sezione = 2 %> *Benvenuti a Tussio* ____ Il paese pi bello del mondo

 

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SEZIONE OGGETTI E COSE

  SEZIONE
  NOME OGGETTO
   DESCRIZIONE
  USO
       
Casa

luma

a olio, a carburo, a petrolio                               

illuminazione

Casa
lumetta

più piccola della luma, in ottone

illuminazione

Casa

Candele



illuminazione

Casa

Conca

Recipiente in rame

Contenera acqua potabile

Casa bracere

recipiente in rame

 

conteneva le braci per scaldare
Casa scaldino in creta, ferro o allumino. Recipiente grande come una pignata con il manico circolare, nel quale si metteva la brace del camino.
per scaldare le mani e... le gambe delle donne
   
   
Casa

Secchio per l'acqua

per prendere acqua dal pozzo

Casa Vaccil'(e)

Bacile

 

per lavarsi la faccia
Casa Brocca dell'acqua

posizionata sotto il bacile, utilizzata per contenere l'acqua

 

Casa

Pozzo

di solito pubblico

Forniva l'acqua al Paese

Casa

Prete

 


Conteneva lo scaldino per scaldare il letto

Casa

Scaldaletto

Casa

Cunculina

In rame; la parte di  sotto della conca

per lavare le verdure, per ventilare

Casa

Setaccio

per passare la farina
Casa Capister'(o)

in legno.

 

per portare le pizze ei dolci al forno.
Casa Spianatora

in legno

 

 

 

dove si "ammassa", si stende la sfoglia di pasta e si taglia a misura di quello che si vuole.
Casa Paletto per ammassare

in legno

 

per stendere la foglia di pasta
Casa Tavola del pane

in legno

 

per portare il pane al forno
Casa

Cesta

Casa Cantina

 

Casa

Cestone

grossa cesta, utilizzata al pagliaio, in cantina, alla stalla

Casa

Sterra

Staffa in ferro, fissata avanti l'uscio di tutte le case

Pulire le scarpe infangate

Casa tocca-macìna

grammofono
Casa materassi

1979. si "rifacevano i materassi di lana.

fino a qualche anno prima (anni '60)erano ancora in uso i "sacconi" riempiti con le "fruscie di mazzocca"

 

 

 

 

 

 

 

Casa iattarola

tutte le porte delle stalle, dei pagliai e anche di molte abitazioni, avevano questo buco per permettere al gatto di circolare liberamente.
Casa pret'(o)la

per lavare i panni
Casa mortal'e) in legno o in ottone

per tritare il sale

Casa Stanga in legno. Era in tutte le cucine; sostenuta dagli uncini e dalle catenelle del soffitto, serviva per appendere salsicce, salami, prosciutti, capocolli
per asciugare gli insaccati del maiale
     
Agricoltura

Pannone

Grande panno di grezza e resistente

Per trasportare foraggi

Agricoltura

Falce



Per tagliare i foraggi

Agricoltura

Falciglia

Per mietere

Agricoltura

Pelliccetta

Per conciare grano, ceci, crocetta

Agricoltura

Rigliola

Agricoltura

C'(o)scenella

Agricoltura Cr(e)vegl'(io)

appeso ai tre pali: grande pelliccetta o setaccio

per conciare il grano. crocetta, orzo ecc.
Agricoltura st'(e)ppegli'(o)

recipiente cilindrico fatto con doghe di legno con la "misura" segnata
in italiano Steppello: unità di misura per aridi (sostanze solide incoerenti, misurabili in modo analogo ai liquidi: grano, sabbia ...)

unità di misura del grano corrispondente a Kg. 5,5
Agricoltura c'(o)ppetta

recipiente cilindrico fatto con doghe di legno con la "misura" segnata da una barra in ferro posta diagonalmente all'apertura del contenitore.
in italiano Coppo: unità di misura per aridi (sostanze solide incoerenti, misurabili in modo analogo ai liquidi: grano, sabbia ...)

unità di misura del grano corrispondente a Kg. 11
Agricoltura m(e)zzitt'(o)

recipiente cilindrico fatto con doghe di legno con la "misura" segnata da una barra in ferro posta diagonalmente all'apertura del contenitore.
in italiano Mezzetta: unità di misura per aridi (sostanze solide incoerenti, misurabili in modo analogo ai liquidi: grano, sabbia...)

unità di misura del grano corrispondente a Kg. 22
Agricoltura tumb'r'(o)

recipiente cilindrico fatto con doghe di legno con la "misura" segnata.
in italiano Tomolo: unità di misura per aridi (sostanze solide incoerenti, misurabili in modo analogo ai liquidi: grano, sabbia ...)

*sul peso del tomolo ho trovato discordanze nette fra coloro che dicono che era il doppio della mezzetta (44 chili) e coloro che dicono che era la metà della soma (60 chili)

unità di misura del grano corrispondente a Kg. 60 *

 

Agricoltura Soma

in italiano Soma: unità di misura per aridi (sostanze solide incoerenti, misurabili in modo analogo ai liquidi: grano, sabbia ...)

 

unità di misura del grano corrispondente a Kg. 120

Agricoltura coppa unità di misura agraria corrispondente a 622,14 mq. (per fare un ettaro ci vogliono un po' più di 16 coppe)  
Agricoltura destro unità di misura agraria corrispondente a 12,44 mq. (per fare una coppa ci vogliono 50 destri)  
Agricoltura

pioncia

recipiente in legno, fatto con doghe e  cerchi, a forma  cilindrica, alta circa 80- 90 cm econ un diametro di circa 40- 50 cm

per portare acqua, mosto, acqua ramata.

Agricoltura

ciuera

famosa portantina costituita da due assi    di legno (di circa cm 160-170) che     facevano da supporto ad un sistema di giunchi intrecciati in modo da formare una culla nella quale si alloggiavano diversi materiali per trasportarli. Richiedeva l'utilizzazione di due persone.


Per il trasporto di diversi materiali, in particolare modo: lo stabbio (il letame)

Agricoltura

baiardo

portantina costituita da due assi di legno (circa cm 160-170) e due assi di legno (di circa 60 cm) inchiodati ai primi a circa 60 cm l'uno dall'altro in modo tale da poter portare all'interno del buco la "pioncia" (bigoncia). Richiedeva l'utilizzazione di due persone.



per portare la "pioncia" (bigoncia)  ed altri oggetti rigidi: sacchi grano ecc.

Agricoltura spernicciatore o raticcia

 

 

dopo aver torchiato, serviva per separare i raspi dalle bucce che si ripassavono ancora al torchio per la seconda torcitura
Agricoltura Traìno Carretto. Con due stanghe veniva trainato da asino o cavallo
Agricoltura Carro Più grande del traìno, con una stanga centrale veniva trainato da una coppia di buoi.
Agricoltura Pertica in legno. Serviva per "battere" mandorle e noci
lungo palo
Agricoltura    
     
     
     
     
Religiosità

Dipinti che scompaiono

Ex chiesa della Madonna in Gloria, tutti distrutti

Religiosità

Dipinti che scompaiono

Via Madonna in Gloria  (pagliaro degli scarambini:quasi scomparso)


 

Religiosità

Dipinti che scompaiono

Via della Faina (casa di Adelina la callarara: scomparso- anzi coperto da intonaco)

Religiosità      

dipinti che scompaiono

via salita della Chiesa, casa di Gabriele Mastrella (totalmente scomparso)

Religiosità

Dipinti che scompaiono

Palombaia de' Rossi (via San Nicola)

 

Religiosità dipinti che scompaiono

casa di Minuccio Sacchitt'(o) - Carosi (via San Tussio)

Religiosità fuoco di San Giovanni

 

Il fuoco di San Giovanni

Il 24 giugno si celebra la nascita di San Giovanni Battista.
Il Battista è l’unico Santo di cui la Chiesa celebra anche la nascita perché egli segna il confine fra l’antica alleanza e il tempo nuovo che inizia con Gesù.
A Tussio, come nei paesi vicini, la vigilia, ovvero la sera del 23, si accendevano piccoli fuochi sui quali, tutti, uomini, donne e bambini, saltavano.
Il rito dell’accensione dei fuochi ha diversi significati. Su internet si trovano varie versioni.

Ma … il salto?
Perché si saltava il fuoco? Mi hanno raccontato che tutti, uomini, donne, giovani e vecchi, saltavano. I più vecchi e le più vecchie che non potevano spiccare un salto passavano su di esso la gamba.
Quindi il rito, sicuramente propiziatorio, era sentito. Ma, nessuno ha saputo darmi un qualche significato specifico.
Solo una filastrocca che le donne  cantavano  mentre eseguivano il salto:

San Giuann’ San Giuann’
salvam’(e) le zamp’(e)
prima a ‘mmy
y ‘ppo’ a mamma.

San Giovanni San Giovanni
salvami le gambe
prima a me
e poi a mamma.

Sul sito lagosereno.org ho trovato una interpretazione in cui si dice:

 Legate alle feste e ai riti del fuoco vi sono alcune prove da superare. Le più comuni e tradizionali sono la pirobazia (camminare su di un letto di carboni ardenti oppure di sassi precedentemente surriscaldati) e il salto del falò.
Il salto delle fiamme, a coppie o da soli, è una prova di purificazione e coraggio che veniva superata tradizionalmente in tutte le campagne d’Italia la notte di S. Giovanni.
Ma perché dovremmo saltare le fiamme?, potremmo chiederci meravigliati alla maniera di Voltaire. Perché è tanta salute, risponderebbe un coro di voci, dal Friuli alla Sardegna, dalla  Scandinavia alla Grecia.
Le nostre nonne sapevano leggere i salti sopra le pire.

Nella categoria dei salti individuali, l’alpigiano ‘single’ (ricordiamo che questa nota è stata presa da un sito del nord Italia) saltava tra le fiamme del 24 giugno per guarire il mal di schiena, per migliorare la vista e per tonificare la sua virilità. E più alto era il salto, più sarebbero cresciuti la canapa e il lino.
La ragazza, invece, lo faceva tre volte, avanti e indietro, per trovare marito. Se già sposata, ma sterile, per avere bambini.

Il salto del falò in coppia, tenendosi per mano, tra innamorati, è più divertente. Ma bisogna conoscerne le regole, i significati, le conseguenze.
Così si tramanda:
1) chi dei due stacca prima, cioè più lontano dal tappeto di braci, porterà i pantaloni’ in casa.
2) Chi per primo toccherà terra dopo le fiamme, per primo lascerà il mondo.
3) Salto simultaneo, vita coniugale felice.
4) Salto lungo, lungo dolore.
5) Gonna incendiata ragazza castigata…
e via di questo passo a seconda delle tradizioni.

Ma, nella nostra tradizione si dice anche che: ti sei fatto  “San Giovanni”, ovvero sei diventato: compare.
Da un articolo sulla Nuova Sardegna apprendiamo:

“Il comparatico
La notte della vigilia, l’amicizia si suggellava divenendo compari di San Giovanni, e da quel momento ci si dava del “voi” per tutta la vita. Il rito si compiva recitando all’unisono auguri e auspici nel momento del salto del fuoco, ripetuto tre volte. A significare come, così come si supera l’ostacolo rappresentato dal fuoco, insieme si superano le difficoltà e le asperità della vita.”

Daiana Legge ha inviato queste foto “scattate” il 23 giugno 1987, in cui si vede il “fuoco di San Giovanni” acceso da Antonio Cicerone e Adolfino Santogrossi.
Perché questi due “vecchi” avrebbero acceso il fuoco?
Spettatori, anzi spettatrici, erano soprattutto le nipoti di Antonio, Daiana, Doriana e una loro cuginetta.
Nella foto si esprime il concetto di: “tramandare la tradizione”.
Per carità, ogni cosa, ogni bene materiale e immateriale, costruito e voluto dall’uomo, ha un ciclo di vita: nascita, crescita e morte.
Qualche volta, sono sicuro, siamo noi stessi ad accorciare questo ciclo di vita.

La notte di San Giovanni c’era, anzi qualcuno lo fa ancora, la tradizione di mettere “la barchetta di San Giovanni”.
Si prende una bottiglia slargata nel fondo; la si riempie di acqua; in essa si versa il bianco dell’uovo (fresco e non passato in frigorifero); si pone la bottiglia fuori dalla finestra, o su un balcone, comunque alla “serena” e, la mattina del 24 giugno, e solo in quella notte, si verifica la magia o, per chi vuole crederci, il miracolo, della trasformazione del bianco d’uovo in una “barchetta”.
Io, da piccolo, trovai un veliero che durò diversi giorni.

 

 
       
Bestiame / allevamento / stalla

Catenella

In pietra o ferro    fissata al muro



Per legare il bestiame

Persona / Abbigliamento / Biancheria

Tuppo

 


 

 

Raccogliere i capelli a treccia e avvolgerlia sulla nuca

Persona / Abbigliamento / Biancheria pettenessa pettine con denti sottili e strettismi
usato per pulire i capelli; la testa si lavava a ... lungo
Persona / Abbigliamento / Biancheria mantellina in lana, la mantellina si metteva sulle spalle per ripararsi dal freddo. Ricordiamo che nelle case si accendeva il camino. Il camino scalda i piedi e "davanti", il resto era un ... gelo. Era usata dalle donne.
per coprire le spalle
     
     
Bestiame / allevamento / stalla

Scannitt'(o)

in legno, alto circa  40 cm, lungo un metro e mezzo, largo 60 cm


serviva per  "ammazzare" il maiale.

Bestiame / allevamento / stalla

ru vavuglier(e)

arco di legno di dimensioni variabili (60 - 80 cm), molto robusto, modellato manualmente,

 


serviva ad appendere il maiale ucciso, per aprirlo e pulirlo delle interiora.

   

 

 

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a cura di Toni Santogrossi

grafica e supporto tecnico: Giulia Cicerone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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